STORIA DELLA
SEZIONE
È su queste montagne, le montagne
di casa, che ha avuto inizio la storia della Sezione di
Valmadrera del Cai. Ragazzi poco più che adolescenti
scorazzavano sui sentieri dei Corni e del Moregallo,
alla ricerca dell'avventura e del divertimento poi
diventato passione morbosa. Non potevano passare
inosservate le bellezze di quei luoghi, diventati per
loro la seconda casa: il luogo privilegiato per passare
le giornate festive in allegra compagnia. Era il 1937 e
già avevano salito il “mitico” Gian Maria, il pilastro
staccato del Corno Centrale, quando decisero di posare
una croce sulla sua cima “quale simbolo della nostra
fede e del nostro attaccamento alla montagna”. E
ancora: “Allora per noi
l'iscrizione al Cai era un'utopia o quantomeno un
privilegio di pochi, alpinisti già affermati”. Così
scriveva Luigi Corti sul notiziario della nostra Sezione
pubblicato in occasione del ventesimo anniversario di
fondazione. Era il 17 settembre 1939 quando due
giovanotti, Darvino e Pierino Dell'Oro, tracciarono una
superba via di quinto grado sulla parete est del Corno
Orientale e l'anno successivo, in maggio, gli stessi
salirono il Corno Ratt per una linea oggi classicissima.
Questi “ragazzi” ed altri appassionati, dopo la triste
parentesi della guerra, nel 1947 fondarono la Sev
(Società escursionisti valmadreresi) e due anni dopo,
nel 1949, quel sogno che sembrava irraggiungibile
divenne realtà. Riccardo
Cassin, allora presidente del Cai di Lecco, concesse il
benestare per istituire la Sottosezione di Valmadrera. I
fondatori: Darvino Dell'Oro, Luigi Corti, Mario Pirola e
pochi altri. Pirola divenne reggente e rimase tale fino
al 1956. La sede venne condivisa con la Sev fino al
1965: era una saletta della trattoria “Spregascina” in
via Manzoni. L'attività nei primi anni si svolse
prevalentemente sulle montagne di casa ma quei giovani
sentivano in cuor loro di essere pronti per avventure
più impegnative. Così, nel 1951, Luigi Rusconi (Pacin)
durante il servizio militare salì la Punta Walker delle
Grandes Jorasses e, nell'agosto 1952 dopo un tentativo
fallito l'anno precedente, Darvino Dell'Oro, Luigi
Rusconi, Luigi Corti e Carlo Rusconi furono i primi
valmadreresi a scalare il Cervino
senza l'ausilio della guida. In quella occasione i
quattro ebbero l'onore di essere chiamati a far parte
del “Club amici del Cervino”. Carlo Rusconi (Palferi)
divenne una presenza importante sulle montagne di casa e
Darvino lo ricordava come un ragazzo dalle grandi doti
fisiche e tecniche, rievocando con entusiasmo, mimando i
gesti, la prima salita alla Torre Desio, durante la
quale dovettero fare una piramide umana per superare un
difficile passaggio. E la via meritò la più alta
valutazione nella scala delle difficoltà: sesto grado.
Più tardi, oltre all'escursionismo e all'alpinismo, si
cominciò a praticare lo scialpinismo. I pionieri furono
il solito Darvino, Mario Pirola, Luigi Castagna e
Castino Canali: cominciarono nelle domeniche invernali
salendo i pendii dei nostri monti e in seguito,
acquisita la tecnica di base, si avventurarono per le
montagne della Valtellina e dell'Engadina. Le menti
fertili e la voglia di conoscere fecero nascere in seno
alla Sottosezione un gruppo speleologico, guidato dal
Pirola (allora studente in farmacia) e composto anche
dai fratelli Giordano ed Elvezio Dell'Oro, Cesare
Dell'Oro, e poi da Alessandro, Carlo ed Enrico Rusconi.
I ragazzi si dedicarono all'esplorazione di nuove grotte
e Giordano ricorda che nel Buco della Sabbia, sopra
Civate, rinvennero antichi reperti. Il gruppo era in
contatto con Salvatore Dell'Oca, studente di geologia
nonché direttore della rivista Rassegna speleologica di
Como: fu lui ad iscrivere i valmadreresi allo Scuc
(Speleo club universitario comense). Non paghi delle
attività praticate, alcuni soci si iscrissero poi ai
corsi indetti dalla Croce Rossa di Lecco e formarono una
squadra di soccorso alpino. Due gravi lutti colpirono
negli anni Cinquanta del secolo scorso l'ambiente
alpinistico valmadrerese. Carlo Rusconi - che, per la
notevole attività svolta era stato chiamato a far parte
del gruppo Ragni - cadde nel 1955 sui Torrioni Magnaghi,
in Grignetta, ed Elvezio Dell'Oro, tre anni più tardi,
precipitò dalla Torre Trieste, in Civetta. Un momento di
riflessione e nuove leve comparvero nel firmamento
alpinistico: Dionigi Canali, Gianni e Antonio Rusconi
(fratelli di Carlo) e Giorgio Tessari. Tutti, per poter
praticare la loro passione, dovettero affrontare i
giustificati timori delle famiglie, dopo le tragedie
appena ricordate. Il 1965 fu un anno importante: il Cai
di Valmadrera divenne Sezione autonoma, guidata da
Giordano Dell'Oro già reggente della Sottosezione. La
segreteria fu invece affidata a Mario Ricci, che aveva
lavorato parecchio per ottenere l'autonomia da Lecco.
Siamo quindi al 1966. Il consiglio direttivo della
neonata sezione organizzò per la prima volta un corso di
roccia, dando vita alla Scuola di alpinismo intitolata
ad Attilio Piacco, alpinista vercellese
trapiantato
a Lecco e caduto dalla Punta Torelli in Val Masino.
Primo direttore della scuola fu Giorgio Redaelli,
Istruttore nazionale e alpinista di primo piano, avendo
compiuto storiche scalate nelle Dolomiti fino a
meritarsi il titolo di “Re del Civetta”. Il 1968 fu
quindi l'anno in cui i fratelli Gianni e Antonio Rusconi
avviarono la serie delle loro grandi imprese invernali.
Il primo exploit fu sulla parete sud della Torre
Trieste, lungo la via Piussi - Redaelli. L'anno
successivo, invece, i Rusconi con i lecchesi Roberto
Chiappa e Gianluigi Lanfranchi detto Pumela, dopo sei
bivacchi ebbero la meglio sulla Via delle Guide al
Crozzon di Brenta. L'impresa più bella di Gianni e
Antonio è però quella dell'inverno 1970, sul granito del
Pizzo Badile. Lassù, sulla vertiginosa parete nord-est,
i due tracciarono la Via del Fratello, per ricordare
Carlo. Sempre in Val Bondasca, nell'inverno 1971, sulla
parete nord del Cengalo sulla quale non esisteva una via
diretta alla cima, furono ancora i Rusconi con Heinz
Steinkötter, Giuliano Fabbrica e Giorgio Tessari a
tracciare, con dieci bivacchi, la proibitiva Attilio
Piacco. L'estate dello stesso anno ai Rusconi, Fabbrica
e Tessari si unirono i comaschi Elio Scartabelli e Rino
Zocchi: la spedizione “Valmadrera Alaska '71” avrebbe
visto il successo sul Monte Sant'Elia per la via
percorsa dal Duca degli Abruzzi nel 1891. La Via dei
cinque di Valmadrera sulla parete nord-ovest del Civetta
è il capolavoro del 1972. Gianni, Antonio, Giorgio
Tessari e due ragazzini alla prima esperienza invernale
- Gianbattista Crimella e Gianbattista Villa -
tracciarono una superba linea sulla “Parete delle
pareti”. Fu poi la volta, pochi giorni prima del Natale
di quello stesso anno, dell'invernale della via Vera
sulla parete sud-est del Pizzo Badile, tracciata
l'estate precedente da Claudio Corti e Claudio Gilardi.
Pochi mesi dopo, nel 1973, toccò ancora alla nord-ovest
del Civetta: non c'erano Antonio, trattenuto a casa per
impegni di lavoro, e Gianbattista Villa, partito per il
servizio militare. Ma non
mancò il
“rinforzo” Giuliano Fabbrica e la cordata salì in prima
invernale il grande diedro Philipp-Flamm. Altre
avventure del genere vennero realizzate da quel favoloso
gruppo prevalentemente nel massiccio del Monte Bianco,
fino al 1975. Intanto una nuova generazione si era
affacciata alla ribalta alpinistica valmadrerese, per
continuare nella tradizione sulla scia del “Nuovo
Mattino”. Quei ragazzi si chiamavano Mosè Butti, Romano
Corti, Gian Maria Mandelli, Elio Rusconi, Paolo Cesana,
Felice Vassena, Franco Corti e Franco Tessari, fratello
di Giorgio. Si trattava di giovani che, oltre che
ripetere i grandi itinerari classici delle Alpi,
andavano in “ricerca” sulle montagne di casa. Parecchie
furono le nuove realizzazioni, tra cui la Cresta G.G.
Osa che porta 3 Antonio Rusconi sulla “Via del fratello”
è il 1970 in cima al Moregallo. Fu salita nel 1973 da
Gianbattista Villa, Gian Maria Mandelli, Antonio Sacchi
ed Elio Rusconi e oggi è la scalata più frequentata del
gruppo. Giorgio Tessari subentrò quindi a Giordano
Dell'Oro alla guida della sezione. In quegli anni
parecchi parteciparono ai corsi indetti dalla
Commissione nazionale scuole di alpinismo e
scialpinismo, così Beppe Dell'Oro e Giorgio Tessari
divennero Istruttori nazionali di scialpinismo, mentre
Gianbattista Crimella, Franco Tessari, Gian Maria
Mandelli e, più tardi, Adelio Alquà, superarono i corsi
e divennero Istruttori nazionali di alpinismo. In tempi
diversi vennero poi ammessi al Caai (Club alpino
accademico italiano) Gianbattista Crimella, Antonio
Rusconi, Domenico Chindamo, Alberto Tegiacchi e Gian
Maria Mandelli. Venne istituita la Scuola di
scialpinismo, con la direzione dei corsi affidata a
Ruggero Dell'Oro. Con il contributo dell'Amministrazione
comunale, nel 1979 venne realizzata la prima guida delle
via di arrampicata dei Corni di Canzo e del Moregallo,
curata da Giorgio Tessari e da Gian Maria Mandelli
quindi, nel 1982, Franco Tessari subentrò al fratello
Giorgio alla presidenza della sezione, mantenendo
l'incarico fino al 1985. Nel 1984 alle nuove leve
dell’alpinismo nostrano, Marco Rusconi, Alberto
Tegiacchi, Beppe Rusconi “Biba” e Paolo Crippa “Cipo”
venne assegnato il premio “Grignetta d’0ro”. Furono gli
anni delle piccole spedizioni, organizzate dai soci.
Mino Brusadelli, Gianbattista Villa, Gianbattista
Crimella, Enrico Beretta e Gianbattista Magistris
partirono per il Sinai, mentre Beppe Dell'Oro, Oreste
Forno e Renato Cason raggiunsero la cima del Pik Lenin,
nel Pamir, con gli sci. Ancora Brusadelli, Villa e
Crimella raggiunsero i 5896 metri del Kilimanjaro (cima
toccata, alcuni anni più tardi, anche da Cristina
Vendruscolo, Giovanni Borin e Maurizio Maggi), mentre
Domenico Chindamo, in Patagonia con una spedizione
comasca, riusc ì a salire il Fitz Roy. Rinnovo del
direttivo nel 1986. Gianbattista Magistris assunse la
presidenza della Sezione e, nello stesso anno, vide la
luce il primo numero dell'annuario Vertice.
La seconda metà degli anni Ottanta
fu caratterizzata da un'intensa attività, con una
spedizione in Patagonia, nuove vie sulle pareti delle
Alpi e corsi organizzati dalle Scuole della sezione.
Risale quindi al 1988 la prima spedizione ufficiale
organizzata dal Cai di Valmadrera in Himalaya: obiettivo
l'inviolata parete sud del Kedarnath Peak. Partono Gian
Maria Mandelli, capospedizione, Domenico Chindamo,
Romano Corti, Mauro Farina, Lorenzo Sala, Felice Vassena
e Gianbattista Villa. La cima viene raggiunta e la via
Valmadrera '88 è nella storia. Nello stesso anno vide la
luce la Sottosezione di Oggiono (oggi Sezione autonoma),
con la quale non è mai mancata una collaborazione
proficua, in particolare nell'organizzazione dei corsi
di Alpinismo Giovanile. Ecco poi il quarantesimo
compleanno della Sezione e grandi soddisfazioni, come la
salita della parete nord dell'Eiger da parte di Mauro
Farina e Alberto Tegiacchi e le vie nuove nel bacino
dell'Albigna (parete nord-est del Torrione del Ferro,
parete nord del Pizzo del Ferro Orientale, Punta
Albigna, Spazzacaldera, Pizzo Frachiccio). In un banale
incidente durante una gita scialpinistica muore Beppe
Rusconi detto Biba, forte alpinista e istruttore della
nostra scuola. Ma non è finita perché nel gennaio 1990,
Paolo Crippa ed Eliana De Zordo precipitano nel
tentativo di aprire una nuova via sulla parete ovest
dalla Torre Egger, in Patagonia. Un'altra spedizione
alpinistica ufficiale viene organizzata dalla sezione:
obiettivo è il Chaukhamba, una cima himalayana di 7089
metri. Il 4 agosto 1993 partono in sei: tutti giovani
istruttori della scuola Piacco, guidati da Mauro Farina.
Alberto Tegiacchi non sarebbe mai più tornato indietro.
Gli anni seguenti furono caratterizzati da una attività
di routine, con parecchi soci
impegnati ad organizzare piccole
spedizioni alla scoperta di nuovi terreni di avventura,
alpinistici e scialpinistici. Le scuole, intanto,
proseguono l'organizzazione dei vari corsi e Giovanni
Valsecchi si assume l'incarico di organizzare gite
alpinistiche. Gli accompagnatori di Alpinismo giovanile
mettono a punto il “Progetto educativo” proposto dalla
Commissione nazionale di Alpinismo giovanile e alcuni
ragazzi partecipano agli incontri organizzati dalla
Commissione nazionale. Nel 1999, anno del cinquantesimo
di fondazione, il direttivo decide di raccogliere la
storia della sezione. La redazione di Vertice raccoglie
l'invito e dà alle stampe il prestigioso volume
Cinquantanni al Vertice, e nello stesso anno, per
ricordare la ricorrenza, cinque istruttori della scuola
di scialpinismo - Giorgio Tessari, Gianni Bonacina,
Samuele Striato, Fulvio Donadoni e Stefano Ravasi -
salgono con gli sci i 6831 metri del Kedar Dome. Il
nuovo secolo vede il cambio alla presidenza della
sezione: Magistris lascia dopo quattordici anni e gli
subentra Ruggero Dell'Oro, già membro del direttivo.
Nell'estate 2001 muore Piero Piacco, tra i fondatori e
da sempre presidente della nostra scuola, “el sciur
Piero” come lo chiamava Luigi Corti, e viene sostituito
alla presidenza dalla figlia Alessandra. La sezione
prosegue l'attività con i corsi, le gite e le
conferenze. In occasione dell'Anno internazionale delle
montagne, vengono organizzate manifestazioni di alto
livello, conferenze con relatori di prestigio come Jim
Bridwell e Kurt Diemberger, due giornate di arrampicate
sulle nostre montagne e la serata conclusiva, con la
lettura di racconti di montagna e l'iscrizione nell'albo
d'onore della sezione di Vera Cenini Lusardi ed Ezio
Scetti del quale albo fanno già parte, Darvino Dell’Oro,
Luigi Corti, Piero Piacco, Sergio Necchi, Gianni e
Antonio Rusconi e Giorgio Redaelli: un doveroso
riconoscimento a persone che hanno dato e continuano a
dare con generosità e disponibilità. Siamo al 2002: il
Muztag-Ata, montagna del Kirghizistan, è la meta
raggiunta da alcuni istruttori e allievi della Scuola di
scialpinismo. Nello stesso anno muore Piero Centonze,
segretario per molti anni della Sezione e animatore
esperto dei corsi di Alpinismo giovanile e nel 2003 due
mostri sacri dell'alpinismo nostrano, Darvino e Pierino
Dell'Oro, ci lasciano a pochi mesi di distanza l'uno
dall'altro. |