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Corso di Alpinismo – Report uscita Crestina Osa – Valmadrera

Condividiamo questo report scritto da Loredana, allieva del Corso di Alpinismo con alcune immagini dell'uscita del corso alla Crstina Osa – Valmadrera

La giornata è iniziata come un qualunque week end di montagna. Ritrovo h. 08:30 al parcheggio e si parte zaino in spalla su per la mulattiera di San Tommaso, sopra di noi un bel sole e un cielo limpido limpido.

Dopo un breve avvicinamento ci troviamo all’attacco della crestina Osa meta giornaliera della nostra escursione .

Gli istruttori iniziano a darci spiegazioni e indicazioni sull’attrezzatura che utilizzeremo per risalire la crestina nella maniera più sicura possibile.

Siamo pronti per iniziare, infilo l’imbrago e sotto la supervisione attenta del mio istruttore eseguo nella maniera più ordinata possibile il nodo che mi assicura ad un capo della corda e, mentre lui rapido e preciso si è già assicurato all’altro capo, inserisco la corda nel secchiello che utilizzerò per fargli sicura.

Parte con passi fluidi e disinvolti, il mio istruttore conquista la crestina sembrerebbe senza fare alcuna fatica. La corda ora scorre tra le mie mani ora si ferma: avrà trovato un buon punto in cui collocare un ancoraggio, penso tra me e me. La corda ricomincia a scorrere veloce poi si ferma e dall’alto sento arrivare il comando <MOLLA> capisco che è arrivato in sosta allora il più rapidamente possibile libero la corda dal secchiello e urlo, con un poco di orgoglio quasi fossi una di quegli alpinisti veramente bravi, <LIBERA> la corda scorre fino ad arrivare in tensione <FINITA> si blocca l’istruttore mi mette in sicurezza e mi grida <QUANDO VUOI>.

Eccomi ci siamo tocca a me! Infilo a fatica le scarpette strette e parto guardando con attenzione. Qui vedo un appiglio per le mani lì un appoggio per i piedi, salgo fino ad arrivare alla prima sicura approntata, una fettuccia infilata in una clessidra di roccia con un rinvio agganciato all’estremità. Cerco la posizione più comoda possibile per togliere il tutto, sotto di me il brivido del vuoto, la mia presa incerta le mie gambe sempre più in tensione. Tolgo l’ancoraggio e proseguo facendo attenzione a recuperare tutto il materiale usato dal mio istruttore per rendere il mio avanzare incerto il più sicuro possibile.

Raggiungo l’unico ancoraggio fisso di tutta la crestina: un anello metallico fissato ad uno stretto muro di roccia, tolgo il rinvio mi guardo intorno e trovo appigli per alzare le mani e appoggi per entrambi i piedi. Faccio il movimento e d’improvviso mi rendo conto di essere esposta su un muro a strapiombo con i piedi spalmati su strette sporgenze e le mani disperatamente strette a piccole maniglie naturali, il cuore inizia a farsi sentire, le mani iniziano a sudare, ma proprio in quel momento la corda si tende e da un lieve strappo verso l’alto dell’imbrago mi rendo conto che dall’altro capo della corda c’è, a farmi sicura, il mio istruttore. Con un sorriso inebetito stampato in volto mi faccio coraggio e continuo a salire raggiungendolo in sosta. Lì altre spiegazioni altri nodi e poi si riparte supero una torretta di roccia la ridiscendo ora mi arrampico su una un po’ più alta tutt’intorno un panorama fantastico visto da una nuova e stupefacente prospettiva.

Supero un altro spuntone e davanti ai miei occhi appare una passerella di roccia, niente di che penso tra me e me, è larga quanto quattro piastrelle del pavimento di casa superarla sarà un gioco da ragazzi. Parto decisa per attraversarla, sono l’unica ragazza del corso devo farmi valere. Faccio il primo passo poi il secondo lo sguardo mi cade a destra: un muro verticale che termina nel vuoto allora guardo subito a sinistra per trovare la sicurezza di un versante più appoggiato ma niente, il risultato non cambia un altro muro verticale e il vuoto. Faccio un altro passo e la mia testa si alleggerisce, un po’ di stanchezza, un po’ di fame, e le scarpette che mi fanno ad ogni passo sempre più male, trattengo il respiro e guardo dove metto i piedi, un passo poi un altro poi un altro ancora ce l’ho fatta, l’ho superata, sono salva ora posso ricominciare a respirare, mi volto e la riguardo ancora un po’ persa, che emozione non posso far altro che sorridere.     

Raggiungo il mio istruttore la giornata non è finita ci avviamo per raggiungere il punto in cui appronteremo una discesa con le doppie; scaliamo una parete poi un traverso e conquistiamo un pilastro di roccia, lì un terrazzino a sbalzo, sopra le nostre teste una sosta. Ci mettiamo in sicura e il mio istruttore comincia a darmi indicazioni sulla discesa, controlla che tutto sia in ordine e mi dice: <bene adesso porta fuori il peso e mettiti in tensione sull’imbrago> io lo guardo con gli occhi sgranati sono sospesa nel vuoto trattenuta solo da un imbrago, la mia discesa frenata da un cordino attorcigliato sulle corde e l’unica cosa cui riesco a pensare è al maledire quell’amica che con tanto entusiasmo mi ha raccontato del corso, ma ormai sono lì non posso tirarmi indietro, prendo un respiro profondo e ora sono appesa nel vuoto stringo il nodo con una mano e con l’altra inizio a dare corda poi appoggio i piedi alla parete e mi do una spinta decisa inizio a prendere velocità sotto di me un panorama fantastico e d’improvviso tutta la fatica, la tensione, il mal di piedi scompaiono, sorrido, mi rilasso mi godo il panorama e in men che non si dica i miei piedi toccano terra, alzo lo sguardo al terrazzino, che soddisfazione! quante  mozioni, quasi troppe in un’unica fantastica giornata.

L’indomani di buon ora siamo già all’opera. Gli istruttori organizzano quattro postazioni; in una ci insegnano come costruire una sosta e quale è meglio utilizzare nelle diverse condizioni, nella seconda altre scalate, altre doppie, altri brividi. Nella terza, martello alla mano, ci spiegano come piantare un chiodo, la giusta angolazione, i punti strategici in cui metterli e le varie tipologie. Nella quarta ci mettono nuovamente alla prova, siamo lì appoggiati su una stretta lingua di roccia, a tre/quattro metri da terra, assicurati con un piccolo cordino annodato da noi, tra le mani il capo di una corda. All’altra estremità di quest’ultima sono stati agganciati due copertoni che insieme raggiungono il peso di circa 80 Kg, quei due copertoni issati su di un braccio a sbalzo sopra di me simuleranno la possibile caduta di un nostro ipotetico compagno. L’istruttore mi guarda, mi chiede se mi sento pronta e io non posso far altro che rispondere con un deciso sì. Tratterrò quei copertoni a tutti i costi! D’improvviso lo sgancio, stringo la corda tra le mani con una presa ancor più salda la corda si tende, mi strappa di poco verso l’alto, la sosta va in tiro e i copertoni si fermano sbattendo sulla parte, sono salvi! Per merito in parte mio e in gran parte di tutte le cose che con grande pazienza mi stanno insegnando. Non vedo l’ora del prossimo week end e per finire la giornata in bellezza: la meritatissima birra con compagni di corso e istruttori, nuovi amici con cui condividere queste fantastiche avventure e la grande passione per la montagna. 

Loredana