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Corso di Alpinismo – Report uscita in Valpelline

Condividiamo questi due report scritti rispettivame da "Badi" e da "Max", allievi del Corso di Alpinismo con alcune immagini dell'uscita in Valpelline.

Report di Badi
Dopo la lezione al Morteratsch sulle manovre di ghiaccio siamo pronti ad affrontare la due giorni in Alta Montagna.

Sono le 9.00 del 10 giugno quando ci ritroviamo alla sede del CAI pronti alla partenza ; direzione Rifugio Nacamuli in Valpelline.

Dopo una breve sosta colazione all’autogrill di Viverone proseguiamo fino ad addentrarci nella splendida e selvaggia vallata; non prima, però, di aver effettuato una pausa pranzo tipicamente Valdostana.

È già primo pomeriggio quando ci incamminiamo, sotto il sol leone, verso l’interminabile sentiero che porta al rifugio. C’è chi la prende con calma e filosofia e chi, come me, non vede l’ora di raggiungere il Nacamuli per sfuggire alla calura. Ed ecco che in circa 3 ore raggiungiamo tutti l’obiettivo del giorno; anche se non dobbiamo attendere molto prima che arrivi il secondo gruppetto partito alle 12.30 sempre da Valmadrera.

Dopo aver osservato lo splendido scenario davanti al rifugio sorseggiando birra fresca e dopo esserci sistemati, ci mettiamo a tavola con la mente già proiettata al giorno successivo.

Come di consueto ad ogni istruttore viene assegnato un allievo con il quale scegliere la meta; si parla di Evèque e Mont Brulè.

Io vengo assegnato al gran visir de tuc gli istrutur (Denis) ma l’indecisione su cosa fare l’indomani regna sovrana…si pensa alla cresta sud-ovest dell’Evèque anche se le relazioni e i rifugisti non incoraggiano ad intraprendere 13 ore tra cresta e ghiacciaio.

L’unica cosa certa è che saremo in compagnia del Faraone (Lorenzo Buratti) e del mitico Scienza (Francesco Milani Capialbi) il quale, sbirciando fuori dalla finestra, nota l’estetica cresta di fronte al rifugio.

Dopo una chiacchierata con i rifugisti scopriamo che l’hanno già percorsa e vogliono spittarla; è fattibile dunque…passaggi di II e III a parer loro; ma nessun chiodo o altro.

Una volta che tutti sanno la meta per il giorno successivo si sistemano ramponi e cordini da ghiacciaio prima di andare a letto…si parte alle 5!!  

Domenica mattina dopo un’abbondante colazione uno ad uno i gruppetti lasciano il Nacamuli.

Noi 4 chiudiamo le fila visto l’avvicinamento irrisorio alla via e visto che essendo su roccia non dovremo fare i conti con il pessimo (se non nullo) rigelo della notte.

Verso le 5.30 siamo all’attacco di quella, che scopriremo poi, essere la cresta Ovest della Becca di Vannetta.

Avanziamo “per facili ravani” sui primi sfasciumi senza legarci fino ad un punto esposto che ci suggerisce il contrario; da lì in poi proseguiamo prima con tiri di 40mt, facendo soste e rinviando con clessidre, spuntoni e friend, poi in conserva protetta, e di nuovo a tiri di corda sui passaggi chiave che scopriamo essere più sul IV grado.

Finalmente, dopo 7 ore di via dalla roccia non proprio consistente, completamente trad e con scarponi invernali scorgiamo l’innevato pendio finale che, in breve, ci consegna alla vetta.

Qui facciamo una pausa per foto di vetta, rifocillarci e ammirare il panorama; ma le cordate sulla via del rientro 800mt. sotto di noi ci ricordano che le fatiche non sono finite; c’è da “pedalare” ancora parecchio per tornare alla macchina.

Così ci mettiamo in marcia puntando un ripido canale innevato (sui 45°) che ci riporta rapidamente al sentiero percorso il giorno prima e da lì al parcheggio.

Giunti al parcheggio provati fisicamente e soprattutto psicologicamente ci consoliamo con una birretta fresca e i racconti delle altre cordate aspettando Ben, Max e Jack di rientro dalla normale all’Evèque.

Ora si che si può tornare verso casa…stanchi ma felici di aver vissuto un’avventura che non ci scorderemo tanto facilmente.

Report di Max
Partenza sabato 11 giugno dal parcheggio di Valmadrera alle 14.00. Fermata d’obbligo all’autogrill per caffè e brioche. Ad Aosta svoltiamo per Valpelline, raggiungiamo la Diga Place Moulin a 1698 m. e partiamo per il Rifugio Nacamuli. Costeggiamo la diga e gradualmente saliamo per arrivare alla Malga Gran Oren a 2164 m. Da qui la salita diventa più impegnativa, dopo il torrente, affrontiamo un sentiero attrezzato e il sole del pomeriggio si fa sentire. Il Rifugio Nacamuli a 2818 m. è situato in un posto panoramico, tranquillo e suggestivo. Cena dopo le 19.00 poi, gli istruttori organizzano i tre percorsi con le varie cordate e gli abbinamenti. A nanna dopo le 22.30 e sveglia prima delle 04.00 per la colazione.

Partenza domenica 12 giugno alle 04.40.

Una cordata ha preso la via per la cresta della cima Vannetta 3363 m. L’hanno trovata piuttosto impegnativa con roccette marce, ma si sono divertiti a percorrere il dislivello di 1000 m. in quel sfasciume. Complimenti!

Altri hanno raggiunto il Col Collon 3080 m. per poi dividersi.

Alcuni sono saliti al Point Marcel Kurz a 3498 m. e, a causa della neve molle, si sono fermati lassù. Peccato volevano proseguire facendo l’altra cima ma non è stato possibile, si sprofondava troppo; però si sono gustati il panorama che li circondava. Bravi!!

Le altre cordate hanno proseguito, svoltando a sinistra per L’Evèque. Cammina e te cammina: sali un passo, il Col de L’Evèque 3382 m., svolta a dx, scendi, sali a dx – ma non è la via – ridiscendi, vai a dx, sali, rigira a dx. Tutto questo nel mezzo del Ghiacciaio dell’Evèque e poi in quello del Mount Collon. Panorami mozzafiato, distese di neve, crepacci, giochi d’ombre delle cime e il rumore dei ramponi sulla neve insieme al nostro fiatone …

Tornando a noi, eccoci, appare la cima dell’Evèque, è lì di fronte. Urca!! Ma mancheranno ancora2/3 ore!!!

Non si molla. Ora sì che si affronta la cima con soddisfazione, la meta si vede. Non ci sono particolari difficoltà, si aggira un crepaccio, si sale un pezzo sui 45/50° e poi si arriva sotto le rocce. Ecco qui, i primi 2/3 metri un po’ impegnativi; sul 3° con i ramponi non è semplice, ma con un po’ di attenzione e con il baricentro giusto … La cresta è facile anche se un po’ esposta. Arrivati a 3716 m. il paesaggio è a dir poco impagabile, sotto di noi il bianco del Ghiacciaio, sopra l’azzurro del cielo e le cime che si innalzano, le più famose, Cervino, Bianco e Rosa. Ma non c’è tempo di ammirarle, veloci, veloci, scendere, scendere … Scendere sì, ma non si arriva più a casa, ad attraversare il Ghiacciaio sembra di essere in Groenlandia, tutto bianco!! Bellissimo!!! Più si scende per il sentiero, più il caldo si fa sentire e si cerca in continuazione acqua per rinfrescarsi. Contenti e soddisfatti arriviamo al parcheggio della Diga, le altre cordate ci aspettano, si sono già rinfrescate con birra e coca-cola, ma adesso tocca a noi!!!

Grazie a tutti, istruttori e allievi della bella giornata e della vostra amicizia.