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Nel frattempo

 

Nel frattempo una nuova generazione si affacciò con determinazione per continuare quella tradizione alpinistica classica sulla scia del “Nuovo Mattino”. Essa comprendeva Mosè Butti, Romano Corti, Gian Maria Mandelli, Elio Rusconi, Antonio Sacchi, Paolo Cesana, Felice Vassena, Franco Corti e Franco Tessari, fratello di Giorgio. Questi ragazzi oltre a ripetere i grandi itinerari delle Alpi andavano alla ricerca sulle montagne locali – sui Corni di Canzo e in particolare sul Moregallo – di angoli non ancora scoperti che davano però la possibilità di realizzare itinerari interessanti

Così all’alba del 1973 Gianbattista Villa, che poi nel 1974 diventò Aspirante Guida Alpina, Antonio Sacchi, Elio Rusconi e Gian Maria Mandelli diedero anima a quel capolavoro di via sulla cresta Sud-Est del Moregallo denominata “Cresta G.G. OSA” o più familiarmente “Crestina”, oggi di gran lunga la più frequentata scalata di tutto il gruppo Moregallo-Corni.

Per meglio capire la mole di attività di questi giovanotti basti pensare che nell’anno solare 1976 aprirono una decina di itinerari mettendo a frutto i dettami della nuova tendenza, che era quella di limitare al massimo l’uso dei tradizionali chiodi da fessura, preferendo a questi i nuovi ritrovati come mezzi di protezione (nuts) e lasciando in questo modo le pareti “pulite”.

Un esempio di via che rispecchia questa nuova filosofia di arrampicata è la “Valmadrera 78”, tracciata da Gian Maria Mandelli, Franco Tessari, Franco Corti ed Elio Rusconi sull’anticima Est della Pala di Socorda ai Dirupi di Larsec (gruppo del Catinaccio, Dolomiti).

In quegli anni parecchi soci parteciparono ai corsi indetti dalla Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Scialpinismo, nel 1976 Giorgio Tessari e nel 1984 Beppe Dell’Oro diventarono Istruttori Nazionali di Scialpinismo, nel 1980 Gianbattista Crimella e Franco Tessari e nel 1986 Gian Maria Mandelli superarono i corsi per diventare Istruttori Nazionali di Alpinismo. Il 1978 fu un anno denso di eventi. Dopo tredici anni di presidenza, Giordano Dell’Oro cedette la guida della Sezione a Giorgio Tessari. Nello stesso anno Gianbattista Crimella venne ammesso al Club Alpino Accademico Italiano.

Nel frattempo fu istituita in seno alla sezione una Scuola di Scialpinismo e la direzione del primo corso venne affidata a Ruggero Dell’Oro che con altri amici contribuì alla sua nascita. Ruggero ebbe quale valida collaboratrice la moglie Cristiana Del Buono, forte alpinista e scialpinista che all’epoca svolgeva mansioni di segretaria. Alpinista di ottimo livello, Ruggero ha svolto, prevalentemente con Cristiana, una grande attività sulle montagne di tutto l’arco alpino ed insieme i due hanno tracciato diverse vie nuove sulle pareti dei Corni di Canzo, una delle quali -la C.R.i.’S- è stata battezzata con le loro iniziali. Scialpinista di elevate capacità, nel 1977 Ruggero aveva ottenuto la nomina a Istruttore di Scialpinismo. Nel 1973, Ruggero rimase vittima di un gravissimo incidente alla base del Pilastro Nord-Ovest del Cengalo: il cedimento di un pilastrino di roccia lo aveva fatto precipitare per una quarantina di metri causandogli fratture agli arti e alla scatola cranica, procurandogli uno stato di coma durato sei giorni. Gli fu necessario molto tempo per riprendere una vita normale, ma nonostante quella brutta esperienza continuò e continua a svolgere una notevole attività alpinistica e scialpinistica.

Con il supporto dell’assessorato alla cultura del comune di Valmadrera nel 1979 venne data alle stampe la guida delle vie di arrampicata del Gruppo Corni di Canzo e Moregallo, curata da Gian Maria Mandelli e Giorgio Tessari.

Nel 1980 Antonio Rusconi venne ammesso al Club Alpino Accademico Italiano.

La direzione della Scuola di scialpinismo passò a Giorgio Tessari, mentre quella della scuola di alpinismo a Gianni Rusconi. Proprio in quell’anno furono allievi dei corsi indetti dalla nostra scuola tre giovani, Paolo Crippa, Domenico Chindamo e Alberto Tegiacchi, che diventarono poi fortissimi alpinisti e in seguito istruttori della scuola stessa.

Per quattro anni consecutivi venne organizzato un campeggio estivo, prima a Bellamonte, poi nella valle di S. Lucano. Nel biennio 1982-1983 Franco Tessari subentrò al fratello Giorgio alla presidenza della sezione, successivamente Giorgio venne di nuovo rieletto presidente e rimase in carica dal 1983 al 1985.

Iniziarono gli anni delle avventure extraeuropee: nel 1984 Mino Brusadelli, Enrico Beretta, Gianbattista Villa, Gianbattista Crimella e Gianbattista Magistris partirono per la penisola del Sinai, “alpinisticamente” quasi sconosciuta. Sulle pareti di rosso granito i valmadreresi tracciarono diversi itinerari di arrampicata usando esclusivamente protezioni removibili (friends e nuts) e visitando alcune valli nella zona del Monastero di Santa Caterina. La vetta del Pik Lenin nel Pamir venne invece raggiunta dalla piccola spedizione scialpinistica di Beppe Dell’Oro, Oreste Forno e Renato Cason.

Una conferma del valore della nostra scuola arrivò alla fine dell’anno. Alla sezione di Valmadrera venne conferito il premio “Grignetta d’Oro” per l’attività alpinistica svolta dai giovanissimi Paolo Crippa, Beppe “Biba” Rusconi, Marco Rusconi e Alberto Tegiacchi. Il 1985 vide il cambio al vertice della scuola Attilio Piacco, Gianbattista Crimella succedette a Gianni Rusconi.

Domenico Chindamo, ormai istruttore della nostra scuola, partì per la Patagonia con una spedizione alpinistica di Como, e raggiunse la vetta del Fitz Roy; intanto Gianbattista Crimella, Mino Brusadelli e Gianbattista Villa toccarono la cima di 5896 metri del Kilimanjaro in Kenia.

Il 1986 si aprì con il rinnovo del direttivo della sezione, venne eletto presidente Gianbattista Magistris affiancato da un consiglio composto da parecchi giovani. In una delle prime riunioni venne proposta l’idea di realizzare un notiziario che contenesse non solo le notizie della sezione, ma che fosse aperto al contributo di “firme” esterne; venne costituito un comitato di redazione che ideò e realizzò “VERTICE”.

Nello stesso anno maturò l’ambizioso progetto di tentare una nuova via alla parete Ovest della Torre Egger, in Patagonia, partirono per quella meta Gianbattista Crimella, Paolo Crippa, Gianbattista Villa, Maurizio Maggi, Domenico Chindamo e Paolo Cesana. Il sogno non poté essere realizzato a causa delle persistenti pessime condizioni atmosferiche. Anche sulle Alpi Retiche del Masino-Bregaglia i nostri lasciarono il segno: una nuova via sulla parete est della Sciora di Dentro venne tracciata da Gian Maria Mandelli e Romano Corti; anche Felice Vassena e Sergio Panzeri andarono a segno sulla Fiamma del Torrone con nuovi itinerari.

Sulla maestosa parete Nord-Ovest della Civetta, proprio sulla Punta Civetta, Paolo Crippa, con Walter Bellenzier e Giusto Callegari, aprì un nuovo e difficile itinerario. Gianbattista Crimella insieme al piemontese Corradino Rabbi venne chiamato a rappresentare il C.A.A.I. in Nuova Zelanda in occasione dei festeggiamenti del centenario della realizzazione del primo parco naturale, e in quell’occasione salì alcune cime tra cui il Monte Cook. I giovani nuovi talenti, Alberto Tegiacchi e Paolo Crippa compirono imprese di notevole livello: Alberto assieme a Dario Spreafico scalò la Salathé Wall sul Capitan nella Yosemite Valley, negli Stati Uniti, Paolo sempre con Dario Spreafico aprì due nuove vie: una di grande difficoltà (VII+) alla parete Nord-Ovest della Punta Civetta, l’altra sulla parete Nord-Ovest del Pizzo Cengalo.

Su “Vertice” si lesse la notizia che “per la prima volta nella storia della sezione di Valmadrera si sono avviate le operazioni organizzative per una spedizione alpinistica in Himalaya”.

In effetti, come risulta da documenti ritrovati recentemente, la prima spedizione fu “Valmadrera – Alaska 71” organizzata dalla Sezione e sostenuta dall’Amministrazione Comunale con i contributi delle associazioni sportive, da aziende e da molti privati cittadini.

Il 4 agosto 1988 partirono da Milano alla volta di New Delhi sette “ragazzi”, capitanati da GianMaria Mandelli, tutti istruttori della scuola di alpinismo Attilio Piacco. Il 6 settembre tre di loro raggiunsero la cima del Kedarnath Peak per una via nuova sulla parete Sud, via che venne chiamata “Valmadrera 88”.

Componevano la spedizione: Mandelli Gian Maria, capo spedizione, I.N.A.; Chindamo Domenico, I.A., C.A.A.I.; Corti Romano, I.A.; Farina Mauro, A.I.; Sala Lorenzo, A.I.; Vassena Felice, I.A.; Villa Gianbattista, A.G.A. Dopo essere partito da New Delhi il 7 agosto, il gruppo installò il campo base dopo quattro giorni di esplorazione sul ghiacciaio, e iniziò il lavoro di approccio e di attrezzatura della parete. Le cattive condizioni atmosferiche obbligarono gli alpinisti a continui saliscendi dalla parete, tanto che in quindici giorni di tentativi erano riusciti a progredire di soli settecento metri. Il 30 agosto il tempo migliorò, il gruppo partì per tentare l’attacco finale, dal 1° campo installato a 5200 metri si portò fino a quota 5600 metri dove montò il 2° campo, quindi attrezzò la parete con corde fisse fino a 6000 metri. Dopo quattro giorni e tre bivacchi, il 6 settembre alle ore 11, Gianbattista Villa, Lorenzo Sala e Domenico Chindamo raggiunsero la cima in perfetto “stile alpino”. Gianmaria Mandelli e Mauro Farina si fermarono ad un centinaio di metri dalla vetta per assistere Romano Corti colpito da un principio di assideramento. Felice Vassena non poté partecipare alla parte finale della scalata perché sofferente di bronchite.

La parete vera e propria ha inizio a 4500 metri ed ha un dislivello di 2400 metri con uno sviluppo di circa 3000 metri. La complessa parete Sud del Kedarnath Peak si divide in quattro settori: la parte inferiore fino al plateau a quota 5200 metri è caratterizzata dal ripido e insidioso ghiacciaio che scende dal plateau stesso. Gli altri tre settori comprendono lo sperone che porta direttamente alla vetta: il primo, la “Triangular Rock”, il secondo la “Middle Rock Wall” e il terzo la “Top Rock Wall”. La linea di salita dei valmadreresi è diretta fino alla Top Rock Wall e devia poi a sinistra per raggiungere la cima. La decisione di evitare la Top Rock Wall fu presa per la mancanza di tempo a disposizione degli alpinisti, essi infatti raggiunsero la cima solo il giorno prima che iniziassero le operazioni di smantellamento del campo base. Durante la scalata furono installati un campo base avanzato a 4500 metri, un 1° campo a 5200 metri ed un 2° campo a 5600 metri. Dal 2° campo la salita è proseguita in stile alpino con tre bivacchi, a 6000, 6200 e 6700 metri circa. La parete presenta difficoltà dal 3° al 5° grado e tratti di artificiale su roccia e pendii di ghiaccio da 40° a 75°. Il gruppo trascorse un totale di venticinque giorni al campo base, gli ultimi nove dei quali, in parete.