Corso A2 2019 – Report uscita 13/14 aprile

Giornate di arrampicata ai Corni di Canzo

L’arrampicata fino a qualche tempo fa per molti di noi allievi era ancora un mondo sconosciuto. Pochi tra noi, infatti, avevano già avuto modo di relazionarsi ad essa, di percepire le sue caratteristiche in ogni attimo della salita e di decidere, in base ad esse, la via migliore per raggiungere la vetta.

I due giorni d’arrampicata ai Corni di Canzo li abbiamo proprio definiti così: l’inizio di un nuovo tipo di relazione con la montagna, che speriamo di poter coltivare nel tempo, facendo esperienza tra i più diversi ambienti e scenari.

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Sabato 13 Aprile ci siamo ritrovati, divisi in gruppi, davanti al Cai di Valmadrera. Ciascuno di noi era stato affidato alla saggia guida di un istruttore, il quale, con tutta l’esperienza nell’ambiente alpino, doveva trasmettere non solo nozioni base d’arrampicata che ci sarebbero servite nel tempo, ma anche la Passione. Questa è infatti l’elemento cardine su cui si basa l’arrampicata, e che ha permesso a ciascuno di noi, aggrappandoci con forti dita su ciascun appiglio, di poter gioire a ogni avanzamento fatto sulla parete, fino alla vetta. Con tanta adrenalina in circolo per la nuova esperienza, forse in parte dovuta anche alla caffeina, iniziammo l’avvicinamento alla “crestina”, magnifico complesso di roccia calcarea, dalla quale è possibile ammirare con una vista mozzafiato tutto il territorio lecchese.

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Già lo stesso avvicinamento si era rivelato una sfida iniziale: nonostante il percorso non fosse particolarmente lungo, la sua elevata pendenza si era fatta sentire a ogni tratto, facendoci arrivare alla base del primo tiro con non poco sudore da asciugare. Poco prima d’arrampicare, commentavamo tra di noi le condizioni meteorologiche: le nuvole coprivano costantemente il bel sole di quella giornata, e naturalmente avremmo preferito fare l’esperienza in una giornata più mite e soleggiata. Ma da alpinisti novizi abbiamo capito che delle solide basi per l’esperienza si costruiscono anche in condizioni avverse, e così l’onore di approcciarsi per primo alla parete spettò all’istruttore Andrea, il quale, munito di corda e rinvii, diede inizio alle danze. Già dalla base della crestina abbiamo ricevuto le prime nozioni sul materiale necessario per proseguire lungo una via d’arrampicata, imparando a conoscere meglio nuts, friends e rinvii, indispensabili per una buona assicurazione. Dopo un po’ di tempo, tutti eravamo sulla roccia con le nostre speciali “scarpette da ballo”, immersi in una danza fatta di acrobazie e spostamenti incentrati sul controllo del baricentro. Normalmente in un ballo il compagno è colui che ti guarda fisso negli occhi e segue tutti tuoi movimenti, e sulla roccia possiamo dire che è accaduta una cosa simile: trasportati da diverse emozioni, dovevamo scegliere accuratamente quali appigli e appoggi potevano garantirci di arrivare alla fine di ogni tiro nella maniera più sicura possibile.

Lungo la via abbiamo potuto mettere alla prova noi stessi con diversi passaggi tosti, il primo dei quali è stato proprio il “camino”. In questo caso i diversi consigli degli istruttori ci hanno permesso di affrontarlo nella maniera più semplice, anche se non priva di difficoltà. Inoltre, abbiamo imparato che utilizzare al meglio le proprie energie è uno dei criteri base dell’arrampicata, specialmente quando si ha anche uno zaino da portare con sé, soprattutto se è stato appesantito da 5 Kg di friends e nuts che l’istruttore ti ha affidato prima dell’inizio della salita. Prima di ogni tiro dovevamo preparaci a fare assicurazione, e così abbiamo avuto la possibilità di provare a fare diverse volte  due nodi fondamentali per l’arrampicata: il barcaiolo e il mezzo barcaiolo. Sebbene all’inizio non venissero spontanei a tutti, arrivati in cima alla crestina, dopo tredici tiri, eravamo diventati un po’ più pratici e pronti ad applicarli nuovamente nella giornata successiva.

In cima alla crestina, a 1368 metri, ci sentivamo euforici, e il ponte di roccia che avevamo percorso poco prima dell’arrivo ci aveva fatti sentire come su un ottovolante di Gardaland, solo che al posto di solide rotaie su cui appoggiarsi, avevamo dei piccoli gradini di roccia. Tra le diverse emozioni, ci siamo domandati se anche noi un giorno arriveremo a trasmettere la stessa passione per l’ambiente alpino che non è mai mancata da parte degli istruttori durante tutta la giornata. Risposte certe ancora non ne abbiamo, ma se iniziamo già da adesso a coltivare il piccolo germoglio che ci è appena spuntato, allora possiamo essere sicuri che anche noi un giorno saremo una fonte viva di passione per gli altri.

Ristorati dopo la lunga salita, ci avviammo verso il rifugio SEV, passando per sentieri abbastanza ripidi e spesso muniti di catene. Il rifugio nel suo complesso era molto ospitale, e dopo una bella mangiata a base di polenta e stinco, divorato in poco tempo, la serata è stata resa ancora più allietante non solo dalle diverse conversazioni che erano iniziate tra di noi e gli istruttori, ma anche da diversi bicchierini di genepi bevuti in allegria.

Il mattino seguente il cielo ci ha regalato una visione mozzafiato, che ha reso il nostro risveglio sia gioioso, ma non totalmente privo di preoccupazioni. Era nevicato. Un candido strato di neve avvolgeva i rami degli alberi e le montagne, candide come d’inverno, regalavano un’atmosfera quasi natalizia. Dopo una buona e ricca colazione, avevamo compreso che quell’apparentemente innocente strato di neve soffice limitava gran parte delle attività che erano state programmate per la giornata. Infatti, era stata prevista un’attività pratica di calata in corda doppia da una parete abbastanza ripida, ma, per le condizioni della roccia, abbiamo preferito condurla in un luogo riparato dalla neve, sotto la roccia asciutta di uno strapiombo. Oltre al ripasso della discesa in doppia, abbiamo potuto cimentarci anche con la trattenuta della caduta di un copertone, indispensabile nel caso un compagno, durante la progressione in salita, cada accidentalmente. Il blocco della caduta di un compagno non si deve basare solo sulla propria forza di trattenuta, ma anche sulla buona esecuzione di certi nodi, che impediscono alla corda di scorrere ulteriormente. In alcuni casi abbiamo potuto inoltre constatare come non conti nemmeno la grande differenza di peso per il blocco della caduta: alcuni dei nostri compagni avevano infatti un peso inferiore rispetto a quello da trattenere, e la loro riuscita nella trattenuta li ha resi non solo gioiosi, ma anche più sicuri e certi delle proprie capacità

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Dopo una mattinata passata tra i fiocchi di neve, che cadevano abbondanti su caschi e zaini, sciogliendoli di tanto in tanto col tenue calore di un piccolo fuocherello, ci siamo avviati verso valle, contenti dell’esperienza vissuta e pronti a viverne altre assieme ai nostri istruttori. Sono ancora tante le uscite che ci attendono insieme, e speriamo di poter applicare al meglio tutto ciò che abbiamo imparato, con la stessa calda e viva Passione.

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