Corso Alpinismo A2 – Report uscita ghiacciaio del Morteratsch 20/05/2018

Se qualcuno volesse un valido motivo per iscriversi al Corso di Alpinismo non avrei dubbi: l’uscita sul ghiacciaio. Nonostante il maltempo ritengo sia stata un’esperienza bellissima, nuova, ma che fin da subito ha messo alla prova il fisico e i nervi a tutti noi.

Domenica 20 Maggio la sveglia suona alle 5.30 (!), sistemazione dello zaino all’ultimo minuto e si parte: destinazione Morteratsch. Dopo due ore di macchina arriviamo al parcheggio. Fa strano pensare che se fossimo stati nel 1870 avremmo parcheggiato direttamente ai piedi del maestoso ghiacciaio. Ma siamo nel 2018, quindi ci tocca un’oretta di avvicinamento. La strada è principalmente piana e disseminata di paletti che testimoniano, decennio dopo decennio, l’inesorabile ritiro del ghiaccio perenne.

Arrivati alle pendici del ghiacciaio gli istruttori ci rinfrescano la memoria sulla progressione in cordata, mettiamo casco, imbrago e ramponi, ci leghiamo (chi a 2 e chi a 3) e ci mettiamo in cammino. Dopo aver camminato per (ben!) 2 o 3 minuti raggiungiamo un pendio ideale all’allestimento delle varie prove che ci terranno impegnati per tutto il resto della giornata.

Per prima cosa ci vengono rispiegati i diversi tipi di passo, come effettuare il cambio di direzione e la camminata in discesa. Poi, in fila indiana, proviamo la salita. Avevamo già visto la tecnica nella video lezione del mercoledì precedente, ma la realtà non si rivela facile come sembrava. Dopo i primi acciacchi iniziali, però, prendiamo confidenza con la pendenza e l’equipaggiamento. Presto siamo tutti su. Nel frattempo, chi volontariamente chi un po’ meno, testiamo anche la tecnica di arresto della caduta sfruttando la piccozza.

Intanto gli istruttori hanno allestito il “fungo” e le corde che ci permetteranno di provare la “piolet traction”, ossia la tecnica di salita per pendii molto ripidi (o verticali) utilizzando i ramponi e due piccozze. Quindi, con un istruttore che ci fa sicura, uno ad uno risaliamo la parte più ripida del pendio. Una volta in cima ci esercitiamo nella calata in corda doppia, sfruttando appunto il fungo. Essendo un pendio, la calata si rivela molto facile, ma lo stesso non si può dire per la salita precedente. La nostra inesperienza ci costringe infatti ad uno sforzo fisico probabilmente oltre il necessario. (Nota positiva: il potersi creare appoggi e appigli a piacimento sfruttando le punte dei ramponi e le becche delle piccozze)

Prima di ripartire risaliamo un’ultima volta per assistere alla spiegazione della tecnica di messa in sicurezza e paranco del compagno di cordata nel caso di una sua caduta in un crepaccio. La messa in sicurezza è la lezione che dobbiamo portare a casa, mentre le tecniche di recupero variano a seconda che il compagno sia collaborativo o meno, e sono molto complesse.

Sulla strada del ritorno si parla del più e del meno, ma tutti siamo soddisfatti. Verso la fine della discesa la pioggia, che ci seguiva fin dalla mattina, ci costringe a tirare fuori i gusci e ad accelerare il passo. Arrivati alla macchina ci cambiamo velocemente e ci avviamo verso casa. Siamo stanchi, ma con esperienze nuove da raccontare, documentate da un sacco di foto abilmente scattate dai nostri fantastici istruttori!

Simone

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