Corso di Alpinismo A2 – Report Uscita al Sasso di Remenno 08/04/2018

Il ritrovo è alle ore 7 am a Civate, prima uscita del gruppo: siamo 11 baldi giovanotti e ragazzuole pieni di entusiasmo per la Montagna e curiosità di metterci alla prova. Ci accompagnano numerosissimi istruttori, nonché “Dome”, il responsabile del corso (un esempio di giovinezza e spirito positivo fra i più giovani).

Aria fresca.

Non sono mai stato in Val Masino, né al Sasso di Remenno. Lo immagino imponente.

Parcheggiate le macchine, saliamo alla falesia che solo in un secondo momento ho appreso chiamarsi “Albero delle Lucciole” (ho recuperato il nome su Google guardando una cartina abbozzata del percorso di una delle proposte di escursione nella valle; del resto, la consultazione di carte geografiche e topografiche non fa forse parte delle abilità richieste all’alpinista? Forse, appunto, ma non adesso con i dispositivi GPS, con i quali non ho dimestichezza. Sono sicuro che il corso provvederà anche a questo).

La falesia, forse il termine non è corretto perché si tratta di un masso erratico granitico staccato dalla montagna con forza glaciale, concede alla sua base modesto spazio per “accamparci”: preso mille colori di corde, zaini e rinvii invadono il terreno. L’ordine c’è, ma non si vede (“Non schiacciate le corde!” ”Di chi è questa scarpetta?” ”Quel gri-gri è mio!”).

Dopo un breve ripasso delle posizioni di equilibrio, Andrea, il master “senior” dell’arrampicata, ci illustra come procedere su granito (nel frattempo gli altri operosissimi istruttori junior “attrezzano” le vie per gli undici neofiti che saliranno da secondi).

Sotto a chi tocca, e di nuovo, e di nuovo.

La prima vie che provo è semplice, qualche appiglio rende meno impattante la dimensione sub-centimetrica degli appoggi. Mi carico per la seconda. E poi la terza.

Ed ecco che incontro le prime difficoltà, con pazienza di chi – più sotto – mi tiene appeso quasi come un salame ad asciugare in cantina, con la differenza che io, al contrario, sto generando molta umidità. Alla fine arrivo in cima.

Calata in corda doppia, altra via, poi nel pomeriggio ci spostiamo in un’altra falesia: altrettanto bella, ma discretamente più dura (avrei usato un altro termine, ma mi dicono che questi deliri verranno pubblicati!). Challenging.

In definitiva, se c’è una cosa che – volente o nolente – ho imparato, è che il granito non lascia scampo se non ci si fida dei propri piedi e delle proprie gambe: grande significato didattico in vista delle esperienze future.

Il ricordo più importante è comunque la spensieratezza e l’entusiasmo del gruppo, e non è una recensione di Tripadvisor del bar di nuova apertura del cugino, anche se la birretta finale, c’è ovviamente stata.

Filippo

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