Corso di Arrampicata libera – Report uscita a Croveo

Condividiamo questo report scritto da Laura allieva del corso di arrampiacata libera relativo all'uscita a Croveo.

otto ottobre duemiladiciassette

“Nella vita importa non già di essere forti, ma di sentirsi forti. Di essersi misurati almeno una volta, di essersi trovati almeno una volta nella condizione umana più antica, soli davanti alla pietra cieca e sorda, senza altri aiuti che le proprie mani e la propria testa”

(G.D. citando Primo Levi)

È un alba fresca e colorata quella che ci accoglie, come pure i sorrisi assonnati di ciascuno, che ci fanno sentire sempre più Gruppo.

Ci incamminiamo come una carovana verso Croveo, la falesia più grande e famosa dell’Ossola in provincia di Verbania.

Eccoci arrivati ai piedi delle pareti che vediamo ergersi baciate dal sole, fortunatamente…ed ecco anche che come allievi muoviamo le nostre prime autonomie: siamo noi infatti a guidare gli istruttori all’accesso alla falesia; guida in mano raggiungiamo la base della parete (dopo un ripido sentiero di dieci minuti!) e giungiamo al settore scalatine, pensato e realizzato per i BAMBINI (cit. guida) per poi spostarci nel più duro settore sinistro.

Ancora una volta ci accoglie una bella placca scura, roccia di ottimo gneiss, che subito ci fa capire che anche oggi ci confronteremo con tecnica ma soprattutto fiducia.

Le mani corrono veloci a recuperare il materiale, indossare l’imbrago, scarpette e caschetto.

Le gambe, già riscaldate dall’avvicinamento, fremono per essere messe alla prova, per proseguire il compito di sostegno per cui sono state create.

Le braccia si preparano, sanno che dovranno essere umili: il loro è un ruolo di supporto.

Gli occhi si fanno attenti, e si preparano a leggere la roccia come un meraviglioso libro e scorrono le pareti.

Ed ecco lo stupore: tiri di trenta metri svettano verso le nuvole e il caldo sole che contornano le cime. E sono proprio questi metri a fare la differenza: tecnica, movimenti, gradi di difficoltà…ma fondamentale è “la testa” che apprende una grande verità, una grande metafora di vita dell’arrampicata: la sosta sembra distante, troppo, la paura di non riuscire ad arrivare, la fatica, il respiro corto…ecco che allora si fa un respiro, ci si ferma, e si sceglie dove appoggiare un piede alla volta, si sta concentrati sull’attimo, si supera con fatica e agilità il passaggio più duro avendo sempre la meta come obiettivo conclusivo. Ed ecco che così, quasi “per magia”, ci si ritrova a gridare al proprio compagno “blocca”, con le mani sudate, e il cuore risuonante. Quanti sorrisi. Quanta soddisfazione a quel punto. “CE L’HO FATTA”. Ognuno sulla propria sfida. E si riparte per affrontarne un’altra.

Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza un compagno fidato, rassicurante e paziente. Vicendevolmente ci si fa sicura. Gli istruttori, da primi, si fidano di noi allievi e noi, ci affidiamo alle rassicurazioni dei maestri che ci incoraggiano e spronano, in un luogo dove le parole stanno in pari con i fatti…fanno coppia.

Tra noi c’è chi si sperimenta nel corso della giornata con coraggio “da primo” e chi con pari motivazione sperimenta si sperimenta in ugual modo con la manovra in moulinette come sicurezza.

Questa bella falesia, offrendo la possibilità di sperimentare diverse difficoltà, ci permette di osservare gli istruttori alle prese con tiri complessi, facendoci sognare e ambire e comprendere che è la voglia di progredire che ci permette di farlo ma che in questo ambiente è necessaria umiltà e consapevolezza: la montagna non fa sconti.

Una birretta conviviale è la degna e doverosa conclusione di questa giornata.

Laura P.

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