Piero Centonze

In ricordo di PIERO  di Giordano Dell’Oro

Parlare  di un amico che è “andato avanti” non è una cosa facile, almeno per chi come me lo conosceva bene. Ma la scomparsa di Piero Centonze avvenuta il 4 Agosto del 2003 me lo impone e a chiederlo sono anche gli Accompagnatori della Scuola di Alpinismo Giovanile che con lui hanno condiviso un lungo ed intenso periodo di proficua attività.

Parlare di Piero, della personalità che aveva, è per me un grosso impegno: ho gia cancellato due o tre inizi…

Speriamo bene, immagino che da lassù legga queste mie parole mentre cammina “fra le sue montagne” come recita un canto.

Ho conosciuto Piero molti anni fa, a quel tempo aveva rotto una gamba e quindi era immobilizzato e sfogava la sua rabbia leggendo molto (era una sua abitudine).

Una sera lo vidi entrare nella sede C.A.I. di Via Roma, mi guardò e chiese se poteva leggere i libri della biblioteca sezionale; abbiamo così cominciato a parlare di molte cose. Mi disse che non era socio perché ancora non frequentava la montagna, ma era molto interessato e voleva capire e soprattutto conoscere l’ambiente alpino. Così martedì dopo martedì cominciò a frequentare la sede e divenne socio della Sezione di Valmadrera. Guarita la gamba iniziò a partecipare alle nostre escursioni fino a quando ebbe inizio l’attività della scuola di Alpinismo “A. Piacco” nella quale io ero impegnato in prima persona.

Gli consigliai di contattare Beppe Lucernini e Giovanni Dell’Oro, cosa che lui puntualmente fece, ma sinceramente cosa si dissero io non l'ho mai saputo, il fatto è che dopo quell'incontro Piero si entusiasmò sempre di più. Si giunse cosi all’inverno e cominciò a salire con noi le cime che gli proponevamo e si appassionò ulteriormente agli obiettivi del CAI e della nostra Sezione: capii così che sarebbe stato molto utile averlo in consiglio.

Gli proposi di candidarsi nell'occasione del rinnovo del Consiglio Sezionale: accettò con entusiasmo, venne eletto e diventò Segretario della Sezione.

Così, durante una riunione del Consiglio della Sezione, nell’Ottobre del 1974, nacque la proposta di organizzare un Corso di Alpinismo Giovanile.

L’idea venne valutata in modo positivo, e nella primavera del 1975 ebbe inizio il primo Corso, al quale parteciparono in veste di Accompagnatori uomini della Squadra del Soccorso Alpino e alcuni Istruttori della Scuola di Alpinismo.

Piero partecipò con entusiasmo alle uscite con i giovani tanto da portarlo ad essere uno dei primi ad iscriversi al "1° Corso per Animatori di Alpinismo Giovanile" tenutosi nel 1978, organizzato dalla Commissione Lombarda di Alpinismo Giovanile presieduta da Guido Sala che da parecchi anni era impegnato con i giovani.

Quando a fine Corso la Sezione di Valmadrera fu incaricata di organizzare la serata per la consegna delle Tessere ai primi Animatori, si vide un Piero diverso, conscio dell’impegno che andava ad assumere e che per altro ha onorato fino in fondo visto che anche il giorno prima di lasciarci era impegnato in montagna proprio con i ragazzi.

Quante volte ci siamo incontrati per organizzare uscite o settimane da trascorrere con tanti giovani. Ricordo la sua disponibilità a lavorare per loro, sia che fossero di Valmadrera o di altre Sezioni non importava, a lui bastava stare in mezzo ai ragazzi per essere contento.

Come quando gli chiesi se aveva tempo e voglia di iniziare a promuovere l’Alpinismo Giovanile a Suello con un gruppo di persone che istituzionalmente non si occupava di alpinismo bensì di Protezione della Natura, e naturalmente Piero accettò l’incarico. Iniziò a frequentare questi nuovi amici e con la loro collaborazione prese avvio l’attività di Alpinismo Giovanile che ancora oggi si svolge con intensità e ampia partecipazione dei ragazzi.

Molti ricordi affiorano alla mente, quante discussioni con lui seduto in macchina e io in piedi davanti a casa mia: parlavamo per lunghi periodi sempre di giovani mi spiegava le sue idee e i suoi progetti per coinvolgerli sempre di più a frequentare la montagna nel modo giusto.

Ho molti ricordi di Piero ma quello che mi piace di più è quello del giorno in cui lo vidi arrivare dalla Forcellina (a quell'epoca io stavo iniziando a tracciare il sentiero “Elvezio”) e, vedendomi solo al lavoro, mi rimproverò perché non lo avevo avvisato. Lui sapeva della mia intenzione riguardo a quel progetto ed era disposto ad aiutarmi, cosa che ha puntualmente fatto per tutta la durata del lavoro.

Ricordo per altro anche quanto ha lavorato con Ruggero Dell’Oro per mettere in sicurezza molte Vie sui Corni di Canzo e ancora per realizzare il nuovo sentiero ”Belasa”.

A Piero, semplicemente bastava essere in montagna per essere felice.

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